The School of Pompeii

5 photographs 100 x 100 cm, 5 texts

2019

 

At the end of 1970s in Pompeii it was proposed to create an internal training school, which would have foreseen a continuity of the historical working approach to safeguard a specific modus operandi and techniques before the upcoming retirement of people in charge, and referring to the setting of the Opificio delle Pietre Dure in Florence. The project was never achieved, and the restoration / study / analysis of Pompeii was lately always entrusted to external companies, with few exceptions, one of them is the Laboratory at Casina Fiorelli. The activity of the Laboratory uses, since its birth, the collaboration of Italian and foreign research institutes belonging to the most diverse disciplines. Continuing the innovative approach started by Fiorelli, the laboratory continues to be the center of innovation and experimental research.
Starting from the research and analysis carried out in the Laboratory with the help of technicians Luigi Buffone and Antonio Stampone, I succeeded in a few days in tracing back to some fundamental personalities who have guarded, handed down, faced the reality of the city of Pompeii, still alive and contemporary. Through their technical skills they narrated, restored, illustrated the most vivid aspects of the Pompeian society: their daily life, their interests, their habits, in some ways not far from ours.
Afterwards, I composed 5 narrations between reality and fiction, taking sources from different times: personal letters, historical materials, publications, scientific writings combined with my impressions of those days gave birth to readings that can be easily illustrated. I have added to every story a large photographic tableau vivant, which in some cases has seen the presence of historical workers that I managed to involve after a few meetings: Enrico Gabbiano, the mosaicist remembered by everyone in the archeological site, Maria Oliva, illustrator and author of 9 excavation papers on the House of Giulio Polibio (today unfortunately closed to the public), and Annamaria Ciarallo who passed away in 2013 but present through the memories of her friend and colleague Claudio Salerno and of the laboratory technicians Luigi Buffone and Antonio Stampone.
One image is dedicated to the figure of the dog in Pompeii, always present in its multiple role of companion, guard and hunting dog, venerated by the Pompeians and portrayed in several types. The dog is still the faithful guardian of the city, and until the 1980s he accompanied the keepers on long nights where, unarmed, they guarded the immensity of the archaeological site.
The work intends to open to a world of new possibilities of understanding, and to recover stories, workers, and experiences to be re-integrated in a forward-looking vision of the city of Pompeii. Much has been done in recent years, and much still needs to be done to safeguard the city, how it is read and its secular legacy.

A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del Novecento si ipotizzò di creare a Pompei una scuola di Alta Formazione interna, che avrebbe previsto una continuità dell’operato storico delle maestranze presenti nell’ottica del loro imminente pensionamento, a salvaguardia di modus operanti e tecniche, e rifacendosi all’impostazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Il progetto non andò mai in porto, e il restauro/studio/analisi di Pompei venne in seguito sempre affidato a ditte esterne, con poche eccezioni, una di esse è il Laboratorio presso Casina Fiorelli.

Partendo dalle ricerche e dalle analisi condotte in Laboratorio con l’aiuto dei tecnici Luigi Buffone e Antonio Stampone, sono riuscita in pochi giorni a risalire ad alcune fondamentali personalità che hanno nei decenni custodito, tramandato, affrontato la realtà della città di Pompei, ancora così viva e contemporanea. Mediante le loro competenze tecniche hanno narrato, restaurato, illustrato gli aspetti più vivi della società pompeiana: la loro quotidianità, i loro interessi, le loro abitudini, per certi versi non lontane dalle nostre.

Ho così composto 5 narrazioni a cavallo tra realtà e finzione, riprendendo fonti vicine e lontane nel tempo: lettere personali, fonti storiche, pubblicazioni, scritti scientifici, unite alle mie impressioni di quei giorni hanno dato vita a letture facilmente illustrabili. Così ad ogni storia ho affiancato un tableau vivant fotografico di grandi dimensioni, che in alcuni casi ha visto la presenza di maestranze storiche che sono riuscita a coinvolgere dopo alcuni incontri: Enrico Gabbiano, il mosaicista ricordato da tutti, Maria Oliva, illustratrice e autrice di ben 9 giornali di scavo sulla Casa di Giulio Polibio (oggi purtroppo chiusa al pubblico), e Annamaria Ciarallo, deceduta nel 2013 ma presente attraverso i ricordi dell’amico e collega Claudio Salerno e dei tutt’ora tecnici di laboratorio Luigi Buffone e Antonio Stampone. Un’immagine è dedicata alla figura del cane a Pompei, sempre presente nel suo ruolo plurimo di cane da compagnia, da guardia e da caccia, venerato dai pompeiani e ritratto in più tipologie. Il cane è tutt’oggi il fedele guardiano della città, e fino agli anni ’80 ha accompagnato i custodi nelle lunghe nottate dove, disarmati, sorvegliavano l’immensità del sito archeologico.

L’opera intende aprire a un mondo di nuove possibilità di comprensione, e ad un recupero di storie, maestranze, e vissuti da re-integrare in una visione lungimirante della città di Pompei. Molto è stato fatto negli ultimi anni, e molto ancora c’è da fare per la salvaguardia della città, delle modalità di lettura di essa e del suo lascito secolare.