Spicule

4 sculptures in peperino lavic stone, basalt and golden stone, navy telescope, glass buoy
variable dimensions
2020

 

Spicule intends to articulate a reflection on the essential link between man and the sea, a relationship that is often underlying and sometimes misunderstood.
The four sculptures are inspired by particular marine animals, very common in the seas all over the world and yet little known, the sponges, whose skeletons in most cases are composed of limestone or siliceous structures called spicules. Fascinated by the very particular shapes, by the complexity and by the fundamental ecological role of sponges in the coastal environment, I decided to use the same material – the stone – of which the fascinating shapes of the porifer skeletons are made, emphasizing the relationship between organisms and the environment in which they live.
The sculptures are not only an artistic work, but also a medium for carrying out educational and scientific activities, interacting with marine organisms, and with the local swimmers and bathers.
On the occasion of this exhibition, I created a further level of interpretation between land and sea; the four immersed sculptures can in fact be located through an early twentieth-century glass buoy. This type of buoy was frequently used by fishermen a hundred years ago, when plastic did not yet exist, to signal fishing nets in the sea. The large buoy is easily identifiable both by boats and by the inhabitants and by tourists visiting Cervo, a small village on Liguria region coast: a nautical telescope placed on the Bastione di Mezzodì allows it to be easily identified, underlining the relationship between land and sea.

 

L’opera Spicule intende articolare una riflessione sul legame imprescindibile tra l’uomo e il mare, una relazione spesso sottesa e a tratti incompresa.
Le quattro sculture sono ispirate a particolari animali marini, molto comuni nei mari di tutto il mondo eppure poco conosciuti, le spugne, i cui scheletri nella maggior parte dei casi sono composti da strutture calcaree o silicee dette spicole. Affascinata dalla forme particolarissime, dalla complessità e dal fondamentale ruolo ecologico delle spugne nell’ambiente costiero, ho deciso di usare lo stesso materiale – la pietra – di cui si compongono le affascinanti forme degli scheletri dei poriferi, rimarcando la relazione tra gli organismi e l’ambiente in cui essi vivono.
Le sculture non sono solo opera artistica, ma anche medium per svolgere attività didattiche e scientifiche, interagendo con gli organismi marini, e con i nuotatori e bagnanti del luogo.
In occasione di questa mostra, ho voluto creare un ulteriore livello di lettura tra terra e mare; le quattro sculture immerse sono infatti localizzabili attraverso una boa in vetro di primo Novecento. Questa tipologia di boa veniva frequentemente usata dai pescatori un centinaio di anni fa, quando ancora la plastica non esisteva, per segnalare le reti da pesca nel mare. La boa, di grandi dimensioni, è facilmente identificabile sia dai natanti che dagli abitanti e dai turisti in visita a Cervo: un cannocchiale nautico posto sul Bastione di Mezzodì ne permette la facile identificazione, rimarcando la relazione tra terra e mare.